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Palmese, Danilo Cucinotti suona la carica verso la sfida al Palazzolo

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La Palmese, reduce dalla sconfitta in Campania, ha già messo alle spalle il risultato negativo scaturito dalla partita contro l’Ercolanese. Prestazione non all’altezza allo stadio Solaro, che ha messo in evidenza un periodo di rivoluzione, che la squadra inevitabilmente sta accusando, nel tentativo immediato però di ritornare alla vittoria. Domenica al Lopresti arriva il Palazzolo e sarà una buona occasione per riavvicinare il pubblico palmese e riaccendere la passione neroverde in vista della pausa natalizia, che sancirà la fine del girone di andata, dopo l’ultima trasferta in programma a Barcellona Pozzo di Gotto contro la blasonata Igea Virtus.

“Vogliamo farci un bel regalo di Natale ed estenderlo ai nostri tifosi che, non ci nascondiamo, abbiamo deluso negli ultimi tempi. L’occasione per il definitivo riscatto è da cogliere prima di chiudere il girone di andata” – così l’esperto difensore Danilo Cucinotti, che ha speso parole di elogio per la Palmese e per tutto l’ambiente, al termine dell’allenamento odierno.

Il roccioso difensore ex Reggina, squadra con cui ha affrontato da avversario i neroverdi alla “prima” del nuovo Lopresti, si è trasferito in estate alla Palmese, arrivando ai piedi del monte Sant’Elia con un curriculum di tutto rispetto in Serie D e di categoria superiore con l’Acireale e gli amaranto. Francavilla. Messina, Valle Grecanica, Bocale e HinterReggio le altre società in cui ha militato. Proprio il Francavilla lo aveva messo nel mirino, dopo la separazione con la Reggina, ma la chiamata del dottor Giuseppe Carbone ha scompaginato il destino del centrale calabrese:

“In estate avevo molto richieste, tra cui quella del Francavilla e da altre società di Lega Pro, ma per motivi diversi non è più andato in porto l’accordo, così aprendosi le porte del mercato dilettantistico, ho preso in considerazione varie proposte, tra cui quella della Palmese, che per blasone, obiettivi, tradizione e gestione societaria è stata quella che mi ha colpito di più e che più si avvicinava alle mie esigenze, non solo tecniche ed economiche, ma anche ambientali e logistiche. Così ho scelto una grande piazza, una piazza calda che potesse garantirmi continuità e che mi desse l’opportunità di stare vicino a mia moglie e alla mia famiglia”

Il giocatore ha parlato a tutto tondo della suo approccio alla Palmese, del momento della squadra, dell’impatto con la città di Palmi e del rapporto che si è evoluto in questi mesi con il dott. Giuseppe Carbone e i componenti della società, con un aneddoto su mister Pellicori:

“Il momento della squadra si traduce in un periodo in cui tante cose non girano per il verso giusto solo per il fatto che i risultati non sono dalla nostra parte. Mi spiego meglio, poiché sembra riduttivo, vista da un certo lato. Chi è dentro lo spogliatoio e dentro questa squadra, ma anche chi gravita attorno, sa che la squadra esprime un’idea di gioco, che è quella di non buttare il pallone in avanti verso la punta, la squadra ha una sua identità. La Palmese non ha un problema in particolare e non vive un periodo negativo sull’aspetto del gioco. Il problema sollevato da molti è quello attribuibile ai risultati. E in effetti dobbiamo migliorare il nostro ruolino di marcia e riprendere da dove questa squadra aveva iniziato, facendo punti importanti anche contro squadre importanti, per raggiungere l’obiettivo salvezza. Inutile girarci intorno, domenica bisogna tornare alla vittoria, inutile anche faremo proclami ma l’intento sarà questo, come deve esserlo in ogni partita. Manchiamo solo in accortezze, cadiamo in quelle disattenzioni che in partita non devono più esistere. La responsabilità è di tutti noi, me per primo, che credo e ho creduto sin da subito dalla bontà dei progetti della Palmese, e quindi noi tutti dobbiamo mettere quel qualcosa in più che sinora è mancato. Una parentesi sulla gara di Ercolano va spesa e non deve essere letta come un passo indietro rispetto al pareggio interno contro il Messina. Rispetto a quella gara, ci troviamo in piena rivoluzione, dove i giocatori nuovi si stanno amalgamando con quelli che sono rimasti”

In questa finestra di mercato quindi ci sono pro e contro, considerando che tra due partite si chiude il girone di ritorno e la pausa forse si rivelerà provvidenziale, cosa ne pensi?

“Durante questa fase, è difficile trovare subito il giusto amalgama come detto, perciò dobbiamo essere noi a far trovare già tutto pronto ai nuovi che sono arrivati e che ancora arriveranno, per farli integrare al meglio e metterli nelle condizioni di poter rendere al massimo ai fini degli obiettivi di squadra. Ragionando da squadra, si crescerà. Diversamente no. Domenica con il Palazzolo sappiamo che è come una finale e vogliamo ritrovare il nostro pubblico e la dovremo vivere come un’occasione per riconquistare quel calore di cui si connota Palmi, intesa come piazza bollente. Uno dei motivi che mi ha fatto scegliere questa società risiede nel fatto che la tifoseria è un elemento importante, che in questa città è sempre stata determinante. Seppur si tratti solo di Serie D, un carattere distintivo di questa società, è la gente che riempie lo stadio e noi vogliamo farli tornare numerosi più di prima e più di adesso. Capiamo quanto possano essere delusi i tifosi, ma io sono molto fiducioso per il futuro e per gli obiettivi che ci siamo prefissati. Siamo consapevoli del fatto che questa finestra di mercato provocherà e sta provocando una sorta di rivoluzione interna, ma questo non ci deve distogliere da quello che vogliamo raggiungere e, come ho detto, in queste due partite, Palazzolo e Igea Virtus, dobbiamo tirare fuori gli artigli, come mai prima e passare il periodo natalizio un po’ più tranquilli. L’ultima trasferta sulla carta sarà proibitiva, ma è solo una questione mentale secondo me e la squadra deve vederla come una possibilità ulteriore di fare punti, non solo nella partita in casa. Questo mercato ci toglierà qualcosa, ma sono sicuro che ci aggiungerà parecchio, poiché c’è gente competente che fa al caso della Palmese in tale ambito, e rafforzerà sicuramente la buona base che abbiamo”

Hai mantenuto sicuramente i contatti con i tuoi ex compagni di squadra, non solo della Reggina, ma anche di altre società in cui hai militato. Che idea si sono fatti della Palmese? Com’è nell’immaginario collettivo? Ti chiedono cosa stia succedendo?

Molti dei miei ex compagni di squadra mi chiedono come sia possibile che una società come la Palmese stia vivendo un periodo di risultati poco esaltante, pensando alla posizione conquistata l’anno scorso. Io stesso ricordo che, quando abbiamo giocato qui, nel match che di fatto ha inaugurato il nuovo Lopresti, la Reggina vinse solo al 94°, soffrendo. Tutte le squadre sanno che non è facile vincere qui a Palmi e per questo sono meravigliate anche loro di questo andamento. Ricordo che anche al Granillo la Palmese ci rese la vita difficilissima. Anche alcuni miei colleghi credono che io abbia fatto la scelta giusta e che la squadra si rialzerà, perchè comunque sanno quello che questo collettivo può dare e quello che questa società ha fatto negli anni. Noi dobbiamo avere fiducia e giocare le partite senza timore, con l’obiettivo di fare punti in ogni partita, interpretando al meglio i vari momenti che la gara stessa ti impone di vivere, con fluidità, leggerezza, sofferenza, predominanza. In tutti questi momenti, la squadra ci deve essere e deve essere viva. E lo dimostreremo, con più cattiveria rispetto a quella messa sinora sul campo e in allenamento. Le partite si vincono durante la settimana. Posso dire tranquillamente che, in base alla mia esperienza, avendola affrontata da avversario, e in base alle referenze di colleghi, la Palmese, nella cultura di massa e nell’immaginario collettivo incute valori molto forti. Lo dice la storia, la tradizione e il suo blasone. La Palmese è una palestra formativa per chi ci arriva e per chi decide di rimanere, è considerata una società attenta, dotata di professionisti nei vari settori in cui operano ed è quindi sempre in costante crescita e alla ricerca di altrettanti professionisti. A Palmi, risultati degli ultimi due mesi a parte, possono andare fieri e orgogliosi di ciò che rappresenta per la città. I palmesi poi sono un popolo forte”

Come hai e avete vissuto la crisi tecnica, poi fortunatamente rientrata, col dietrofront della società che ha optato per il ritorno di Pellicori nel giro di 24 ore? Che effetto vi ha fatto rivederlo alla ripresa degli allenamenti ad inizio settimana post Vibo Valentia?

“All’inizio sinceramente, quando ci è stata data la notizia, abbiamo capito noi giocatori di aver fallito, non lui. Personalmente, ho trovato un mister preparato, che cura molto la tattica e predilige il gioco palla a terra, sviluppando manovre organizzate, senza improvvisazione e lanci lunghi. Bisogna ancora migliorare per trovare un giusto equilibrio ed è chiaro che durante la partita dobbiamo saper leggere i momenti a favore e i momenti a sfavore, quando c’è da dare non il 100%, ma il 120, essenziale per poter recuperare e fare risultati con continuità. Il girone di ritorno si dice sia sempre un altro campionato e io confido in questo, come tutti noi del resto, incluso mister Pellicori. Poi, tornando all’incertezza della nuova guida tecnica, posso confidare tranquillamente che la sera stessa, mi trovavo a casa, mia moglie era molto partecipe come lo è in generale nella mia vita, ed era d’accordo con me, appoggiandomi nell’inviare un messaggio di scuse all’allenatore. Soprattutto io in quel periodo, mi sono sentito molto responsabile di quanto stava accadendo, dato i miei trascorsi all’interno di uno spogliatoio come quello della Reggina, dove io, sia dentro che fuori dal campo, ho fatto di tutto e di più per i miei compagni e per la società. Memore di questo, il mio atteggiamento qui non è cambiato, anche perché al primo incontro col presidente Carbone, mi era stato fatto capire che il mio arrivo qui avrebbe rappresentato molto di più di una semplice questione tecnica, designandomi come uno dello zoccolo duro della squadra. Io stesso dico che non ho dato e non ho potuto dare quanto mi aspettavo e proprio per questo mi sentivo responsabile nei confronti del mister, ma poi ad un tratto ho avuto come il sentore che qualcosa si potesse evolvere in favore di un suo ritorno e quel messaggio non fu mai inviato. Il martedì, alla ripresa degli allenamenti, vederlo al campo è stata una gioia immensa per tutti noi e l’atteggiamento è senza dubbio cambiato in positivo. Abbiamo fatto tutti mea culpa, poiché quando hai un allenatore che ti dice cosa fare, ti imprime un’idea di gioco e ti guida sulle scelte da adottare in partita, anziché cercare la palla lunga sull’attaccante, come fanno molte squadre, e hai un allenatore che si spreme e ti spreme anche sulla fase difensiva collettiva, sono i giocatori a dover pagare le conseguenze. Sono contento che la società abbia optato per il suo ritorno e sono sicuro che sia stata la scelta giusta. Lavorare con uno come lui, con la sua preparazione, con una carriera importante alle spalle, essere allenato da uno che è stato un attaccante e un giocatore formidabile, con anni di Serie A, Serie B, addirittura Premier League, ti regala sicuramente stimoli non indifferenti per fare bene, ai suoi occhi e a quelli dei tifosi e della dirigenza, che la domenica si attendono molto da noi”

Riguardo alla dirigenza, che ambiente hai trovato e come giudichi il loro lavoro sinora?

“Palmi è una piazza calda, esigente, umorale e ricca di entusiasmo. E la Palmese in un certo senso è un mix di valori che rispecchiano le caratteristiche di questa città. C’è grande ambizione, c’è grande voglia di onorare una storia che rappresenta i colori neroverdi che ognuno di noi indossa. Per questo la chiamata della Palmese, non è stata una chiamata normale e mi ha convinto il fatto di interfacciarmi con una dirigenza seria e competente, che non ha nulla da invidiare a società professionistiche, e che non ti fa mancare nulla per farti rendere al meglio. Trovare una società che ti permette di avere tutto questo, puntuale nei pagamenti a dispetto di ciò che si dice e che molti in giro hanno detto. Al giorno d’oggi è difficile trovare una struttura del genere, sappiamo quanto sia fondamentale per un calciatore e per un professionista il lato economico. A Palmi c’è tutto e sono convinto che il girone di ritorno ci vedrà grandi protagonisti. Saremo la sorpresa, già da questa domenica. Chiudere bene quello di andata, per aprire degnamente quello di ritorno. Poi dal mercato qualche altra cosa verrà, grazie all’estenuante lavoro del direttore Antonino Laganà, una persona che mi ha fatto piacere ritrovare e che mi ha seguito da tantissimo tempo e tiene molto a me. E’ giovane, ma vuole lanciarsi con grande ambizione e, oltre a curare il calciomercato della società, noi tutti dovremmo guardare tutto ciò che fa, lavorando giorno e notte per questi colori, delegato di responsabilità non di poco conto, nonostante la sua giovane età. Non è da tutti avere la forza e il coraggio di fare certe scelte e accettare di guidare una società, come sta facendo lui. E’ un esempio e la sua personalità, la sua voglia di migliorarsi e la sua dedizione alla causa, deve farci riflettere e servire da ulteriore stimolo per fare bene. E’ un punto di riferimento, al pari del dottore Carbone, e lo stesso dovremmo essere tutti noi per ognuno dei nostri compagni. D’altronde, nella vita non ci si deve sentire mai arrivati, ed è la filosofia alla quale ispirarci per recuperare il terreno perso. Se tutti insieme righeremo dritti per la stessa direzione, questa società potrà ricavare i frutti sperati. Con la cattiveria e la carica giusta”.

Ufficio Stampa
U.S. Palmese 1912 A.S.D.

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