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Calcio, troviamo il tasto reset e ripartiamo

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Di Matteo Monte – Cerchiamo di trovare il lato positivo del momento, senza scadere nei luoghi comuni e nelle banalità. La sosta forzata potrebbe servire per far riflettere. E di spunti ce ne sarebbero, eccome.

Andiamo con ordine. Il calcio giovanile vive un momento tutt’altro che facile. Ma per calcio dei giovani non intendiamo le ormai arcinote scuole calcio. I social, l’emergenza sanitaria, la mancanza di spazi, i pericoli della società, tutti fattori che hanno allontanato i ragazzi dalla passione per il pallone, quello vero. Ormai difficilissimo vedere ragazzi in strada a giocare per ore. Spesso ci si imbatte in giovani aspiranti campioni che svolgono quarantacinque, massimo cinquanta minuti di allenamento, tra genitori stressati e qualche allenatore svogliato. Ovviamente, sbagliato generalizzare. Non mancano gli esempi positivi, le realtà professionali ed i mister capaci. Troppi tornei, troppi presunti procuratori o scopritori, tanto fumo negli occhi di genitori alla ricerca del figlio campione. Discorso da approfondire quello dei genitori ultras. Un mondo variegato, tra chi segue a distanza, chi con discrezione e chi cade nel patetico. Potrei raccontarvi di papà e mamma alla Raiola, gente che ti prende per il braccio con forza per invitarti a scrivere di fantomatiche prestazioni super del figliolo, nevrotici insoddisfatti che cercano riscatto in poveri figli che magari vogliono solo divertirsi un po’ facendo sport con gli amici. Nei tornei maggiori poi c’è la famosa regola degli under. Si gioca per anno di nascita, poi mestamente si chiude la carriera o si scende di categoria. Un regolamento che persiste, nonostante non serva affatto per far maturare i ragazzi. Al massimo, spesso, li brucia. Poi, avanti con un campionario di gente poco raccomandabile. Direttori del niente, allenatori attenti più alla retta che alle prestazioni dei ragazzi, il tutto oleato da sponsor forzati e fatture gonfiate. Stop, fermiamoci. Vi abbiamo raccontato volutamente del peggio, ma c’è pure il meglio. Ci siamo imbattuti in questi anni in professionisti esemplari, maestri di calcio e veri appassionati di sport. Agonismo, tattica, sentimento, passione, è anche e soprattutto questo il calcio dilettantistico e non solo. Certi atteggiamenti vanno oltre la categoria. Ci sono tifosi appassionati, con grande senso di appartenenza, dirigenti e presidenti fieri dei propri colori, allenatori e giocatori che amano il gioco del calcio e non i selfie. In questa pausa si potrebbe approfittarne e riflettere. Più passione, meno interessi e vanità. Tutti con i piedi per terra, anche guardando quanto accade in generale. In fondo, chi orbita in questo mondo è un previlegiato. Ogni tanto è giusto ricordarlo.

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