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Da Pontegrande sul tetto d’Italia, con il papà sugli spalti.

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Un triplice fischio ed un boato di gioia. E poi la corsa, gli abbracci, le urla e le lacrime. Ci sono emozioni difficile da raccontare, chi le prova ha difficoltà a spiegare a parole cosa succede in quegli attimi, quando i brividi ti percorrono la schiena e realizzi che dopo tanto sudore e sacrificio sali sul tetto d’Italia. Lì sul gradino più alto. Greta Guerra, di Catanzaro, gioca a calcio a 5, in Serie A con l’Italcave Real Statte di Taranto. La formazione di Tony Marzella ha vinto le Final Eight di Pescara battendo 3 a 0 il Montesilvano ed ha conquistato la quarta Coppa Italia della sua storia, a quattro anni di distanza da quella vinta nelle finali di Norcia del 2011. Dopo aver battuto l’Ita Salandra ai quarti e la Kick Off Milano in semifinale, le rossoblu si sono imposte sul Montesilvano grazie alle reti di Patri Jornet, Dalla VillaAzevedo.

E lei, Greta, non sta più nella pelle. “Sensazioni surreali, ancora devo realizzare. Parto dal dirti che non ci credevo più. Quest’estate a stagione finita avevo preso la decisione di smettere, ho rifiutato parecchie proposte. Poi il 14 agosto mi arriva la chiamata del Real Statte. Con le lacrime agli occhi anche a loro dissi due volte di no, ma hanno insistito talmente tanto da convincermi ad affrontare questa nuova avventura. Quindi non ci credevo più, non credevo più nello sport sano, troppi sacrifici, 8 anni e poche soddisfazioni”. E adesso sei sul tetto d’Italia. “Ora non solo mi trovo sul tetto d’Italia, ma sto in una famiglia! Il Real Statte è una società di futsal, ma ha un progetto basato su un modello pari alla famiglia, e quindi la vittoria è doppia. Non parlo di schemi, di tattica o tecnica, parlo di un gruppo coeso al 100% dove lo staff, il tifo, gli sponsor e noi atlete remiamo tutti nella stessa direzione, aiutandoci uno con l’altro”.

Dopo le ragazze del Catanzaro Beach Soccer che la scorsa estate hanno vinto lo scudetto, ancora una volta c’è una campionessa catanzarese che sale alle ribalta nell’universo sportivo femminile. “Di questo ne vado fiera ed orgogliosa. Portare nella mia Catanzaro un trofeo del genere mi rende orgogliosa ed è qualcosa di storico. Ringrazio chi per tutti questi anni, anche essendo lontana, mi ha sempre spronata. Ho iniziato a tirare i primi calci nel quartiere di Pontegrande, dove tutt’ora gioco con piacere con i ragazzi nel periodo esistivo. Se solo qualcuno avesse creduto in noi, Catanzaro poteva fare storia visto che in tutta Italia ci sono ragazze sparse in diverse società”. Adesso sguardo ai progetti futuri. “Progetti? Ieri abbiamo dimostrato che, nonostante le critiche del girone C, abbiamo qualcosa in più dentro ognuna di noi. Abbiamo battuto le capoliste del girone A e B, quindi lotteremo fino alla fine perché non ci basta! Ora ci godiamo questa Coppa ma è uno stimolo in più per Scudetto e SuperCoppa. A livello personale, invece, sto in una grandissima società e sto bene. Punto a migliorarmi, ho la fortuna di potermi allenare con la numero 1 in assoluto ed oltre a questo lei è il mio esempio, Valentina Margarito. Lavoriamo con lo staff che si impegna a limare le lacune e valorizzare i nostri valori, fiera di indossare questa maglia e nessuna voglia di cambiarla”.

E poi una dedica particolare “La dedico a chi ha creduto sempre in me, alla mia famiglia, a chi mi ha reso felice, al mio mister Tony Marzella, alla società, a chi mi ha detto Greta “ne vale la pena” ma soprattutto a mio padre, lui che era su quegli spalti nel giorno più bello della mia vita e che soli due mesi fa lottava per poterci essere. Papà che questo trofeo lo abbiamo alzato insieme. Non si molla mai”.

E qualche brivido adesso viene anche a noi.

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